Lega, legalità e coerenza
December 20, 2008L'altra sera sono stato alla presentazione ufficiale della Lega Nord Lazio-Comitato Elettorale di Latina. Soprassiedo sulla strana attinenza fra le parole "nord" e "lazio" e non mi addentro sul conflitto politico-ideologico fra Lega e Movimento per l'Autonomia (i "leghisti" del sud del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo) già rappresentato in Consiglio dal transfuga della Margherita Silvestro Messina.
Voglio invece parlare del concetto di legalità, tanto sbandierato dal presidente federale della Lega Angelo Alessandri, intervenuto alla presentazione in una sala dell'Hotel Europa di Latina, letteralmente gremita.
Uno dei "cavalli di battaglia" di Alessandri è stato, appunto, la legalità.
Il presidente federale della Lega ha affermato che dopo un primo momento, "in cui nel partito entrava qualsiasi cosa", hanno maturato degli anticorpi così forti da tener lontani i possibili mariuoli. "In un altro Paese, invece, Bassolino e la Jervolino sarebbero in galera da anni!", e giù applausi.
Strano a dirsi, da parte di un leghista così accorato difensore della legalità.
Strano prima di tutto perché, come ripetutamente ribadito dalla magistratura, Rosa Russo Jervolino non è indagata di nulla. E tu, sedicente legalitario, mi vuoi sbattere in cella una che non è nemmeno indagata?
Ma poi, parli proprio tu che sventoli la bandiera degli anticorpi, che "la questione morale a noi non tange?".
Certo, perché la tangente già l'ha incassata il tuo leader, Umberto Bossi.
Il vate della Lega Nord è, infatti, un pluripregiudicato. Si, ripetiamolo chiaramente: Bossi è un PLU-RI-PRE-GIU-DI-CA-TO.
E mica solo per reati di vilipendio della bandiera (che, qualche cuore d'oro potrebbe ridurre a mera protesta politica), ma anche e soprattutto per la tangente consegnata - parliamo della cosiddetta Prima Repubblica - da Carlo Sama della Montedison all'allora amministratore della Lega Alessandro Patelli.
Bossi fu condannato, IN VIA DEFINITIVA, a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. A questa condanna, come dicevamo, si è sommata - sempre in via definitiva - la condanna per vilipendio del tricolore.
E tu, che hai un leader con questo pedigree nelle aule di tribunale, vuoi insegnare la legalità?
Ma, soprattutto, cos'è la legalità?
Anche la sinistra ha le sue colpe in questa "caccia all'untore", intendiamoci. Uno dei più grossi errori della storia dell'area riformista e progressista di questo Paese è stato quello, nel periodo di Tangentopoli, di associarsi alle crociate contro i partiti anziché sostenere la necessità di procedere ed accertare le responsabilità delle persone prima di emettere una condanna politica. Condanna che deve colpire solo e soltanto le persone. Ma si possono cancellare il Partito Socialista di Turati, Matteotti, Nenni, De Martino e Pertini, o la Democrazia Cristiana di Sturzo, De Gasperi, Fanfani, Moro o Zaccagnini? Evidentemente no, ed oggi quel comportamento si ritorce contro chi lo mise in atto.
Il concetto di legalità è, o dovrebbe essere differente. Proviamo a sintetizzarlo. Posso escludere a priori che nessuno tra i miei amici, o persino mio padre e mia madre, saranno mai indagati per qualcosa? Assolutamente no. E, qualora capitasse, posso escludere sempre a priori che siano totalmente innocenti. Posso credere nella loro innocenza, ed essere solidale con loro, ma c’è un organismo preposto a valutare le eventuali responsabilità ed in quello devo avere fiducia, senza mai privare amici e parenti della mia vicinanza e della mia solidarietà. Se il processo – fino alla conclusione del quale l’imputato è un “presunto innocente” – sancirà la colpevolezza, è giusto che il reo paghi, senza essere lasciato solo ed avendo la garanzia che dopo aver scontato la sua pena egli sarà completamente redento anche agli occhi della società. Mentre se sarà riconosciuta l’innocenza dell’imputato, questi non deve subire alcuna conseguenza del procedimento. Queste sono le banali regole della democrazia e della legalità.
Eppure qui si condanna in via definitiva gente che ancora è solamente indagata, nemmeno imputata. Anzi, visto il caso Jervolino, pure chi non è nemmeno indagato. Ricordiamo che le indagini possono sempre portare ad un nulla di fatto, spesso sono un atto dovuto.
Ci sono esponenti di rilievo del Partito Democratico che sono finiti nell’occhio del ciclone, dal presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco ai suoi colleghi della Campania Antonio Bassolino e della Basilicata Vito De Filippo, fino al sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, al deputato Renzo Lusetti e ad alcuni assessori napoletani. Sono innocenti? Non lo so. Sono colpevoli? Non lo so. So che bisogna aspettare l’esito di indagini e processi prima di condannarli e che, se responsabili, dovranno pagare per i loro reati. Ma, in caso contrario, dovranno essere restituiti alla vita pubblica senza ombre o sospetti.
Tutto qua. Ecco la questione morale.
Chi non ha indugi ad allearsi con corruttori, tangentari, bancarottieri (tutti con sentenza definitiva), piduisti, condannati in primo grado per mafia, può venire a cianciare di etica?
Posted by Andrea Giansanti
