Barack e burattini
Posted by Andrea Giansanti on Thursday, November 6, 2008
Under: Globale
YES, HE DID! Barack Obama sarà il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti. Un socialista democratico (e per giunta nero) alla Casa Bianca: persino George McGovern ritenuto (fino a lunedì scorso?) il candidato presidente più "di sinistra" della storia degli Usa (e, forse, sarebbe stato anche il miglior presidente, tanto più che perse contro Nixon...) ha definito alcune posizioni di Obama troppo "radicali". Seicentotredici giorni fa, quando iniziò la sua campagna per le Primarie, Obama sembrava l'ultimo degli outsider: uno che ha come secondo nome Hussein (ricordate Saddam?) ed il cui cognome suona tanto "Osama" pareva spacciato, contro le bocche di fuoco di Hillary Rodham Clinton. La sua vicenda appare tanto simile a quella del signor Clinton, Bill: anche lui dato nelle retrovie sin dalle Primarie, poi vincitore su Bush padre che terminava il primo mandato. Clinton però beneficiò dell'exploit a destra di Ross Perot e si impose con il 43% dei consensi, mentre Obama ha conquistato la maggioranza assoluta dei voti in un'elezione caratterizzata anche da un'ampia partecipazione (il 66%, negli Usa è un dato eclatante).
Barack Obama ha tutto per scrivere la storia, rimediando agli errori di Bush figlio e applicando ciò che avrebbe potuto fare Al Gore (a cui la fortuna voltò le spalle nel 2000, quando ebbe 600 mila voti popolari più di George W. Bush ma meno Grandi Elettori, per l'incidenza del successo di Ralph Nader: ironia della sorte, un candidato ecologista contribuì alla sconfitta del futuro Premio Nobel per la Pace grazie al suo impegno per l'ambiente).
Obama ci dà anche una grande lezione: preparato, attento, non ha lasciato nulla al caso. Ha parlato alla gente, ha comunicato entusiasmo, ha dato vigore alle minoranze (oppresse). Ha pensato anche ad allearsi, nessuno lo aveva mai fatto, con gli Indiani d'America.
Ma grande onore anche allo sconfitto: John McCain si è complimentato con l'avversario tenendo un discorso di altissimo profilo, e sottolineando come gli Stati Uniti abbiano scritto una nuova pagina della Storia.
Ecco, imparassero da loro i burattini italiani.
Mentre Veltroni continua a parlare dei massimi sistemi, ed io continuo ad essere d'accordo con lui, da destra qualcuno ha ironizzato sul fatto che il Pd italiano volesse attribuirsi i meriti della vittoria di Obama. Ho seguito con attenzione queste elezioni, ed ho ascoltato solo parole di elogio nei confronti del candidato, nessuno che abbia voluto cavalcare quel successo.
Anzi, se Berlusconi e Cicchitto avessero ascoltato youdem.tv nella notte di martedì, avrebbero sentito Howard Dean (il presidente del Partito Democratico Usa, mentore di Obama) ringraziare telefonicamente in diretta Walter Veltroni per il sostegno e la collaborazione. Quindi non è Veltroni ad appuntarsi medaglie, ma casomai sono gli altri ad attribuirgliele.
La destra italiana ha vinto le elezioni e governa, eppure sembra sempre in campagna elettorale: visto che siamo in democrazia deve essere anche pronta a subire critice e contestazioni dell'opposizione. Se l'opposizione non le facesse, non svolgerebbe il suo ruolo democratico di controllo e di pungolo alla maggioranza.
Tanti del Pdl negli ultimi mesi hanno abbracciato Obama (persino da An), buttandosi sul carro del vincitore (a 'sto punto, rispetto Gasparri che ha detto quello che pensano in molti nel suo partito). Forse farebbero bene ad imparare non solo da Obama, ma anche da John McCain...
Barack Obama ha tutto per scrivere la storia, rimediando agli errori di Bush figlio e applicando ciò che avrebbe potuto fare Al Gore (a cui la fortuna voltò le spalle nel 2000, quando ebbe 600 mila voti popolari più di George W. Bush ma meno Grandi Elettori, per l'incidenza del successo di Ralph Nader: ironia della sorte, un candidato ecologista contribuì alla sconfitta del futuro Premio Nobel per la Pace grazie al suo impegno per l'ambiente).
Obama ci dà anche una grande lezione: preparato, attento, non ha lasciato nulla al caso. Ha parlato alla gente, ha comunicato entusiasmo, ha dato vigore alle minoranze (oppresse). Ha pensato anche ad allearsi, nessuno lo aveva mai fatto, con gli Indiani d'America.
Ma grande onore anche allo sconfitto: John McCain si è complimentato con l'avversario tenendo un discorso di altissimo profilo, e sottolineando come gli Stati Uniti abbiano scritto una nuova pagina della Storia.
Ecco, imparassero da loro i burattini italiani.
Mentre Veltroni continua a parlare dei massimi sistemi, ed io continuo ad essere d'accordo con lui, da destra qualcuno ha ironizzato sul fatto che il Pd italiano volesse attribuirsi i meriti della vittoria di Obama. Ho seguito con attenzione queste elezioni, ed ho ascoltato solo parole di elogio nei confronti del candidato, nessuno che abbia voluto cavalcare quel successo.
Anzi, se Berlusconi e Cicchitto avessero ascoltato youdem.tv nella notte di martedì, avrebbero sentito Howard Dean (il presidente del Partito Democratico Usa, mentore di Obama) ringraziare telefonicamente in diretta Walter Veltroni per il sostegno e la collaborazione. Quindi non è Veltroni ad appuntarsi medaglie, ma casomai sono gli altri ad attribuirgliele.
La destra italiana ha vinto le elezioni e governa, eppure sembra sempre in campagna elettorale: visto che siamo in democrazia deve essere anche pronta a subire critice e contestazioni dell'opposizione. Se l'opposizione non le facesse, non svolgerebbe il suo ruolo democratico di controllo e di pungolo alla maggioranza.
Tanti del Pdl negli ultimi mesi hanno abbracciato Obama (persino da An), buttandosi sul carro del vincitore (a 'sto punto, rispetto Gasparri che ha detto quello che pensano in molti nel suo partito). Forse farebbero bene ad imparare non solo da Obama, ma anche da John McCain...
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