Facciamoci del male. Questa è una delle frasi-simbolo di un regista e attore che apprezzo molto, ma che ho apprezzato meno come capopopolo, quando appunto ha messo in pratica quel suo monito: "facciamoci del male". Possibile mai che a sinistra (nel centrosinistra, nell'Ulivo, nell'Unione, nel Pd, o come preferite) non ci si renda conto che l'autocritica spietata, l'atteggiamento di chi vuole a tutti i costi cercare il pelo nell'uovo è totalmente controproducente?
Il problema è che tutto nasce da una presunta superiorità culturale. Non, come rimproveratoci per anni, della sinistra sulla destra, ma proprio di ciascun esponente di sinistra sui suoi compagni di schieramento o addirittura di partito. E così ciascuno di noi (mi ci metto dentro anch'io, chi è senza peccato scagli la prima pietra) giù a pontificare, a vaticinare morti premature, a dire che così non va, spesso ancora prima di avere materialmente il tempo di iniziare a lavorare.
Torniamo un momento a quel regista-attore. Su un palco, in una difficile e delicata situazione politica generale, disse che i leader del centrosinistra non erano adeguati per tornare a vincere. O meglio, non disse proprio così, fu molto più diretto. E tutti ad applaudirlo, a dirgli "bravo". Allora uno dice: "Se quelli non vanno bene, si vede che lui pensa di essere meglio". Il già citato complesso di superiorità. "Vuol dire che si candiderà al loro posto, anche perché se così non facesse avrebbe avuto un comportamento distruttivo e non certo costruttivo". Non l'ha fatto. Troppo comodo sputare sentenze e poi restarsene alla finestra. Per fortuna, ma è solo il mio punto di vista, anche con quelli che non piacevano a lui un'altra elezione l'abbiamo vinta.
Se non si hanno a disposizione i cavalli, recita un vecchio proverbio, si fanno correre i somari. E si cerca di convincere quei somari che sono cavalli, anzi, che sono meglio dei cavalli. E invece noi, a prescindere che siano cavalli o somari, prendiamo a pesci in faccia i nostri rappresentanti e li consideriamo meno dei somari. Dall'altra parte lo spessore politico è migliore? Se la risposta fosse sì, allora dovremmo essere felici che una politica di qualità sta governando la nazione, e nel contempo ognuno avrebbe il dovere morale di rimboccarsi le maniche per raggiungere il livello altrui. Ma se la risposta è no, allora ci dovremmo domandare a chi giova un certo atteggiamento.
Perché, parliamoci chiaro, qui è Obama contro McCain. Brown contro Cameron. Zapatero contro Rajoy. Tertium non datur. Chi è il migliore dei due? O anche: chi è il meno peggio dei due? E si sceglie. Non c'è spazio per Nader o Perot. E se non ci piacciono nessuno dei due, bisogna avere il coraggio di impegnarsi in prima persona come alternativa. Se si ritiene di essere migliori. Altrimenti si diventa come quei giornalisti che sparano sentenze su questo o quel calciatore perché in gioventù non sono riusciti a diventare dei campioni.
Io faccio sport ogni giorno, è una componente essenziale della mia vita. E mi ha insegnato molto. Prima di tutto il rispetto per la competizione, per gli avversari e per i compagni di squadra. In un team, se ritenevo di essere migliore di un altro ma venivo messo in panchina o a svolgere un ruolo meno importante del compagno, ho sempre svolto il mio compito con la massima dedizione e diligenza, spronando i compagni anche quando non ero in campo. Allenandomi, impegnandomi, sudando ed aspettando pazientemente il mio turno. E così funziona anche in politica.
La grande forza della destra italiana sta in una compattezza invidiabile. Berlusconi parla dell'abbronzatura di Obama? Tutti a dire, persino i forzisti colti, "com'è simpatico"! Gasparri descrive il giubilo di Al Qaeda all'elezione del nuovo presidente Usa? Levata di scudi del Pdl: lo avete frainteso! Calderoli mostra in tv le magliette contro il Corano? Torna allegramente ministro. Oh, tutta roba potenzialmente da crisi politica internazionale. Ma le maglie si stringono e nulla trapela, persino i singoli elettori di destra sono pronti ad alzare un muro difensivo. Immaginate cosa sarebbe successo se errori simili li avessero commessi a sinistra? Tutti morti sotto il fuoco amico.
Nessuno dice che le critiche non vadano mosse. Ma, altro vecchio proverbio, i panni sporchi si lavano in famiglia. Nel chiuso delle stanze ci si scanna, se necessario, poi davanti microfoni, telecamere, blog e così via si sfoderano sorrisi e pacche sulle spalle. Altrimenti si diventa inaffidabili: "eccoli, quelli stanno sempre a litigare". Ma una mamma non difende il figlio per le marachelle che compie, e poi magari a casa lo punisce? Ma un allenatore non assolve pubblicamente il giocatore protagonista di una pessima prestazione, pur mettendolo poi fuori squadra o aumentandogli i carichi di allenamento?
E poi ci vuole un po' di coerenza. Concordiamo sul fatto che crediamo nell'operato della magistratura e rispettiamo le sentenze? Se sì, allora tocca farlo sempre, che le sentenze ci piacciano o no. Così se sono stati assolti alcuni degli imputati per i fatti della Diaz, ebbene, evidentemente la magistratura ha ritenuto che fosse giusto così, che non ci fossero abbastanza prove. Restano delle ombre sulla questione, sono il primo a dirlo, ma se attacchiamo a testa bassa allora perché non dovrebbero farlo i sostenitori di Berlusconi, Previti, Dell'Utri, Ciarrapico, Cirino Pomicino, e via dicendo, tutti quelli che hanno subito condanne, ancorché prescritte? O pensiamo di essere i depositari della verità, quindi è giusto condannare Previti ma è giusto anche condannare i poliziotti della Diaz, ed è sbagliato condannare Sofri, Bompressi e Pietrostefani come sarebbe giusto assolvere Battisti? Insomma, le sentenze ci piacciono quando concordano con la nostra visione del mondo, altrimenti sono sbagliate?
Accidenti, abbiamo una stima di noi stessi finanche eccessiva. La democrazia, purtroppo o per fortuna (io propendo per la seconda), prevede la necessità di rispettarne le norme anche quando non siamo d'accordo. Uno dei grandi errori della sinistra è stato quando, durante Tangentopoli, vennero messi sotto processo i partiti e non i singoli. Ma si può processare la Dc dei partigiani, di De Gasperi, di Sturzo? Si può processare il Pri di Spadolini, Ugo La Malfa, Visentini? Il Psi di Nenni, Pertini, De Martino? Sarebbe (è stato) come processarne le idee, la storia. Anziché puntare il dito, come sarebbe stato opportuno, contro i singoli, su chi quella storia e quelle idee le aveva portate al macero. Questa è altra roba, ma dagli errori del passato è necessario imparare. Ci riusciremo, o continueremo a farci del male?