Ieri ero nel negozio di un mio amico, a Latina. Entrano padre e figlia per chiedere informazioni. Il padre parla con evidente inflessione straniera, dell'est. La figlia, invece, è una ragazzina latinense qualsiasi di una quindicina d'anni: stessi abiti, stessa lingua, stesso accento. Un'italiana di seconda generazione? No: un'italiana, e basta. Questo episodio dilata esperienze passate, proprie del nostro Paese, di genitori napoletani con figli romaneschi, e così via: un richiamo immediato alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, promossa dall'Onu e di cui il 10 dicembre si è festeggiato il sessantesimo anniversario. Una celebrazione avvenuta anche a Latina con la lettura dei trenta articoli (che trovate qui) e la proiezione di alcuni cortometraggi che hanno visto impegnato il gotha del cinema italiano (da Carlo Lizzani a Citto Maselli, passando per Daniele Luchetti, Roberto Herlitzka, Giobbe Covatta, Giovanni Veronesi e tanti altri) per tradurre in immagini il significato di ciascun punto. Quanti di quei principi vengono ancora disattesi, anche in Italia.
La cultura del diverso, la teorizzazione del terrorismo psicologico secondo cui l'infondere paura nella popolazione consente una gestione del potere autoritaria ed accentratrice, qui da noi ha avuto il massimo esempio. Ancor più che negli Usa di Bush junior, con una guerra avviata per mascherare ed occultare le difficoltà interne. Però lì i nodi sono venuti al pettine, tanto che lo stesso Bush (per non parlare di John McCain) ha preso le distanze da se stesso. Peccato che lo avessero già fatto gli americani, il 4 novembre.
Al di là dell'importanza storico-sociale dell'iniziativa (un bravo agli organizzatori, Emilio Ciarlo e Giuseppe Pannone con tutti i loro collaboratori) che fa il paio con quella sull'anniversario delle leggi razziali promossa da Domenico Di Resta (un bravo anche a lui), altro tema già trattato su questo blog, voglio sottolineare un altro aspetto.
Ciarlo e Pannone avevano correttamente sollecitato la partecipazione di esponenti dell'attuale maggioranza che governa il Comune e la Provincia di Latina per leggere alcuni articoli della Dichiarazione. Sono intervenuti l'assessore comunale ai Servizi Sociali Stefano Galetto, l'assessore comunale alla Cultura Bruno Creo e l'assessore provinciale alla Cultura Fabio Bianchi (tutti e tre di An, partito di cui Bianchi è presidente provinciale). Hanno letto il loro articolo, e non appena sono calate le luci per la proiezione hanno preso e se ne sono andati. Nella sala dell'Oxer c'erano anche l'onorevole Sesa Amici ed il consigliere regionale Domenico Di Resta, che invece oltre a leggere l'articolo assegnatogli sono rimasti fino alla fine (nota bene: Sesa Amici abita a Sezze, quindi doveva pure riprendere il treno per tornare a casa).
Quella di Galetto, Creo e Bianchi mi sembra l'ennesima passerella preelettorale: difficile credere che tutti avessero altri improrogabili impegni. Ma, anche se fosse, almeno ditelo e scusatevi con la platea anziché andarvene alla chetichella.
Comunque ci siamo abituati, no?
Anche io sono stato chiamato al leggio, per l'articolo 22.
"Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità".
Credo che il caso non mi potesse assegnare articolo più consono al mio sentire.