Una premessa è necessaria. Io sono agnostico. Sono cresciuto in una famiglia cattolica, ho frequentato le scuole elementari dalle suore, ma da buon iperrazionale sono convintamente agnostico. Forse un segno c'era stato, dal momento che non sono stato battezzato alla nascita (i miei mi hanno sempre raccontato che il prete che li ha sposati, don Luigi Di Liegro fondatore della Caritas, gli aveva detto che un nascituro deve essere messo in grado di scegliere da solo la vocazione religiosa). Però all'età di sette anni, mentre ero dalle suore, venne fuori questa "contraddizione in termini" e si decise di battezzarmi. Poi, la comunione e quindi basta, perché mi sono rifiutato di ricevere la cresima. L'ho fatto per una forma di rispetto: dal momento che non ci credo, ritengo opportuno non svilire dei riti che per altre persone sono invece significativi.
Il rispetto per gli altri, per le loro credenze e convinzioni, ritengo debba essere alla base della convivenza civile. Io pratico questo rispetto entrando in chiesa per matrimoni, battesimi o funerali. Seguo la cerimonia pur non partecipando attivamente alla funzione, comprendendo la spiritualità che, pur non pervadendomi, mi circonda.
Credo e spero di averlo fatto con larghissimo anticipo, anzi intimamente mi auguro che non ce ne sia mai bisogno, ma per me ho già chiesto esequie civili: del resto è l'unica decisione che non potrò prendere a cose fatte.
Una grande lezione sul rispetto religioso ce l'ha data Sandro Pertini: lui, addirittura ateo, era amico del Papa. Non di un cristiano qualsiasi, ma del capo della Chiesa cattolica. Ecco, questo signfica per me convivenza civile e stima reciproca.
Del resto, Pertini ci ha insegnato moltissimo, ed in questi tempi di barbarie dovrebbe essere riscoperto insieme a gente come Pietro Calamandrei, Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli.
"Vede, Professore - disse una volta Pertini ad Antonino Zichichi - accade che qualche mio vecchio compagno, venendo qui, mi chieda come mai io ho lasciato quel Crocefisso lì, invece di rimuoverlo dallo studio del Presidente della Repubblica. Gli rispondo che non lo farei mai per due motivi. Primo, perche' ho un grande rispetto e una profonda ammirazione per quell'uomo finito sulla croce per dire cose giuste. Secondo, perché quel Crocefisso è da molti - lei è tra questi, io no - amato e venerato".
"E io gliene sono grato - rispose Zichichi - per averlo lasciato lì".
"Però  - aggiunse Pertini - lei dovrebbe dire al Papa, da lei tanto amato, che lei ha un amico ateo".
Cosa che puntualmente Zichichi al Santo Padre. E Giovanni Paolo II gli disse: "Quando avrà occasione di incontrare il Presidente Pertini gli riferisca che il Papa le ha detto che il Presidente la Fede ce l'ha negli occhi".
In queste parole c'è tutto. La lucida spiegazione del concetto di rispetto religioso da parte di Pertini, ed un benevolo tentativo di 'annessione' da parte di Giovanni Paolo II, che non si voleva arrendere all'ateismo del Presidente, il quale invece non aveva intenzione di 'convertire' il Papa.
Un simile tentativo di annessione mi sembra di averlo rilevato proprio in questi giorni nei confronti di Antonio Gramsci. Monsignor De Magistris ha affermato che il fondatore del Partito Comunista si convertì in punto di morte. Gramsci, passato a miglior vita nel 1937 non può confermare, cosa difficile anche per tutti coloro che gli erano vicino oltre settant'anni fa.
In un certo senso, dovremmo sentirci onorati del fatto che la Chiesa non si voglia arrendere al fatto che i migliori di noi 'miscredenti' non siano baciati dalla Fede. Questo però stride col nostro comportamento nei confronti di chi professa il suo credo, ed appare una forte mancanza di rispetto nei nostri confronti.
"Non seguo l'uomo bianco che parla delle donne
non lo capisco quando parla di Belzebù
nell'uomo più feroce, nel serpe più cattivo
se Cristo fosse vivo io lo vedrei anche lì
Anche se non lo vedo, non mi comporto male
corro da indipendente sempre" (Gino Paoli)